• 1

    La nascita di una passione

    Año 1905
  • 1

    I colori dell'anima

    Año 1910
  • 1

    Una sfida superclassica

    Año 1913
  • 1

    Primi campi, primi trofei

    Año 1919
  • 1

    La tournée europea

    Año 1925
  • 1

    Primo campione dell'era professionistica

    Año 1931
  • 1

    L'indimenticabile goleador paraguaiano

    Año 1932
  • 1

    I primi due titoli consecutivi

    Año 1935
  • 1

    Il battesimo della Bombonera

    Año 1940
  • 1

    Un goleador col basco

    Año 1944
  • 1

    Anni difficili

    Año 1949
  • 1

    Con la grinta 'xeneize'

    Año 1954
  • 1

    Roma, Delem e la leggenda

    Año 1962
  • 1

    Il debutto di Rojitas

    Año 1963
  • 1

    Una doppietta speciale

    Año 1965
  • 1

    Campioni al Monumental

    Año 1969
  • Video El inolvidable Toto Lorenzo
    1

    L'indimenticabile 'Toto' Lorenzo

    Año 1976
  • Video La primera Libertadores
    1

    La prima Libertadores

    Año 1977
  • Video El mundo a sus pies
    1

    Il mundo ai suoi piedi

    Año 1978
  • Audio Maradona es de Boca
    Video Maradona es de Boca
    1

    Maradona al de Boca

    Año 1981
  • 1

    La crisi

    Año 1985
  • 1

    Altre coppe in bacheca

    Año 1989
  • Audio
    1

    Un gruppo 'Maestro'

    Año 1992
  • 1

    L'era Macri

    Año 1995
  • 1

    Román, la leggenda

    Año 1996
  • 1

    Il vicere' della Boca

    Año 1998
  • Audio Maradona es de Boca
    Video Maradona es de Boca
    1

    Ancora campioni del mondo

    Año 2000
  • 1

    Sullo slancio, un'altra coppa

    Año 2001
  • Audio Maradona es de Boca
    Video Maradona es de Boca
    1

    Il glorioso ritorno di Bianchi

    Año 2003
  • 1

    Il Boca di Basile

    Año 2005
  • Audio Maradona es de Boca
    1

    La sesta Libertadores

    Año 2007
  • 1

    Storica rimonta

    Año 2008
  • 1

    L'addio al piu' grande goleador

    Año 2011
  • 1

    La Coppa Argentina

    Año 2012
  • 1

    'Virrey', capitolo terzo

    Año 2013
  • La nascita di una passione

    Quanto fatto da Esteban Baglietto, Alfredo Scarpatti, Santiago Sana e i fratelli Teodoro e Juan Antonio Farenga il 3 aprile 1905 non è molto diverso da ciò che a quei tempi facevano altri gruppi di amici, in tutta l’Argentina, per dare vita una

    passione incontenibile per il calcio: fondare una squadra. La particolarità, in questo caso, fu che senza saperlo stavano dando vita a quella che sarebbe diventata la più grande del paese, trasformandosi nella passione di una moltitudine di tifosi ma anche in un colosso mondiale. Dato che la riunione a casa di Baglietto fu interrotta da una visita inaspettata, la cerimonia costitutiva continuò all’aria aperta su

    una panchina di Plaza Solís. Qui si decisero il nome, mutuato dal quartiere,con l’aggiunta di quel ‘Juniors’ che dava un tocco di prestigio inglese tanto in voga all’epoca. Baglietto fu eletto presidente. Poi, il 21 aprile 1905, sul campo dell’Independencia Sud la squadra batté nettamente per 4-0 il Mariano Moreno in occasione della prima partita della sua storia. Si trattava di un’anticipazione di quel che sarebbe venuto.

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  • I colori dell'anima

    Il Boca aveva già un nome, un campo su cui giocare e un gruppo di immigrati italiani che lo sosteneva con passione. Gli mancavano però dei colori con cui identificarsi. Le divise all’epoca venivano confezionate alla buona, così per le prime uscite la sorella

    sorella di Teodoro e Juan Antonio Farenga pensò di cucire delle strisce nere su maglie bianche e quelle di fatto furono le prime maglie con cui si giocò. L’unica restrizione era che non si usassero né il rosso né il bianco perché… erano i colori dell’Alumni, la squadra di origine inglese che a quei tempi dominava. Il Boca utilizzò anche una divisa celeste e poi per un po’ ne vestì una a striscioline blu, finché non adottò definitivamente

    il blu e il giallo ispirati alla bandiera di un’imbarcazione svedese attraccata alla Boca. Juan -Bricchetto, che lavorava sul ponte sotto cui passavano i vapori, trovò quindi la soluzione proprio al porto. All’inizio la maglia era blu con una banda gialla; in seguito però, nel 1913, per evitare confusione circa il suo orientamento si finì per adottare quella dorata che

    attraversa il petto di tutti i tifosi del Boca.

  • Una sfida superclassica

    Il 13 aprile 1913 è la data ufficiale del debutto del Boca in Prima Divisione. Fu contro l’Estudiantil Porteño, a Ituzaingó, e si concluse in goleada col risultato di 4-1. Arrivò poi anche il primo Superclásico argentino. Boca e River erano accomunati dallo stesso quartiere, dalla stessa origine e da una rivalità

    rivalità che durante i primi anni di attività crebbe sempre più fino a diventare il derby dei derby del paese e uno degli spettacoli calcistici più seguiti al mondo, soprattutto se si gioca alla Bombonera - che dalla stampa estera è considerata quell’ingrediente in più capace di trasformare questo confronto in uno spettacolo imperdibile per tutti i turisti che si trovino in Argentina.

    La prima sfida ufficiale di questo confronto destinato ad avere infiniti altri capitoli fu un’amichevole giocata sul campo del Racing e se l’aggiudicò il River per 2-1. Ci sono però da registrare anche numerose altre sfide, sempre amichevoli, che contribuirono a plasmare una rivalità che sarebbe divenuta rappresentativa del paese.

  • Primi campi, primi trofei

    Nonostante le difficoltà nell’assicurarsi un terreno di proprietà, in quei primi anni la popolarità del Boca continuò ugualmente a crescere. Dalla fondazione in una piazza, passando per la prima uscita su un campo di Independencia Sud, ci si trasferì poi su un terreno adiacente le Carboneras Wilson

    Wilson e si lasciò successivamente il quartiere per giocare brevemente a Wilde, questo fino a quando il calo di soci (scesi da 1.500 a 300) obbligò a cercare uno spazio nuovamente nella Boca. In principio ci si installò fra Ministro Brin, Sangüel, Caboto e Tunuyán, quindi nel 1922 il club mise radici una volta per tutte fra Brandsen, Del Valle Iberlucea, Aristóbulo Del Valle e i binari del Ferrocarril Sud. Il primo titolo del club arrivò nel

    1919 e coincise con l’esplosione di giocatori che furono i precursori del grintoso stile ‘xeneize’ come il portiere Américo Tesoriere, la bandiera Pedro Calomino e un ‘generoso’ come Alfredo Garassino. Lì nella Boca, in uno stadio con tribune di legno, arrivarono i primi successi dell’era dorata del Venti. In totale i titoli furono sei di Prima Divisione

    (1919, ’20, ’23, ’24, ’26 e ’30), tre di Copa Carlos Ibarguren (1919, ’23 e ’24), due di Copa Competencia (1919 e ’25), uno di Copa de Honor (1920) e uno di Copa Estímulo (1926).

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  • La tournée europea

    Il Boca era già amato da tantissima gente in quegli anni gloriosi, il germe ‘xexeize’ si era già propagato in tutta l’Argentina, ma fu nel 1925 che avvenne la consacrazione internazionale. Il tour europeo, in un’epoca in cui far viaggiare un gruppo di calciatori era insolito, rappresentò la svolta.

    La rosa era composta da 12 giocatori del club e 5 invitati; c’era però anche un tifoso, Victorio ‘Toto’ Caffarena, che si pagò il viaggio di tasca propria e dando il proprio contributofacendo da massaggiatore e magazzinieredi fatto creò il mito del Giocatore Numero 12. Il Boca salpò da Montevideo il 5 febbraio e 22 giorni più tardi arrivò a Vigo. Disputò 19 partite vincendone 15,

    pareggiandone una e perdendone appena tre; i gol fatti furono 40, quelli subiti 16. Tutto questo ebbe eco tanto in Europa che in Sud America e gettò le basi per i successi mondiali che sarebbero venuti molti anni dopo. I riconoscimenti internazionali e la passione popolare furono tali che al loro ritorno, il 12 luglio, l’Associazione Argentina di Calcio decise

    di incoronare gli Xeneizes Campioni d’Onore della stagione 1925. Il Boca era già un grande per tutto il mondo.

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  • Primo campione dell'era professionistica

    Il Boca, che aveva vintol’ultimo campionato dilettantistico, fu anche il primo campione dell’epoca professionistica. La squadra guidata da Mario Fortunato ottenne il titolo con una giornata d’anticipo battendo

    per 4-2 il Talleres di Remedios de Escalada. Poi, all’ultimo turno, si tolse l’enorme soddisfazione di battere in trasferta per 3-0 il River. Questo Boca campione poteva contare su una coppia esplosiva di attaccanti, che s’intendevano con uno sguardo e sarebbero entrati nella storia: Varallo e Cherro. Il ‘Cañoncito’, prelevato dal Gimnasia, realizzò 27 gol in 24 partite;

    ‘el Apilador’, invece, 19 in 30. Ma fu protagonista anche Florentino Vargas, autore del primo gol ‘xeneize’ nell’era professionistica. Il Boca, che si aggiudicò entrambe le sfide col River, chiuse il campionato con 50 punti frutto di 22 successi (a quell’epoca si assegnavano 2 punti a vittoria), 6 pareggi e 6 sconfitte. E altri trionfi non avrebbero tardato ad arrivare…

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  • L'indimenticabile goleador paraguaiano

    La storia era iniziata con una vittoria dell’Argentina sul Paraguay nello stadio del San Lorenzo, nel 1929. I dirigenti del Boca erano andati a osservare i due giocatori paraguaiani González e Lagos

    ma finirono per innamorarsi dello stile e della potenza di Delfín Benítez Cáceres. Solo nel 1932 però, e al termine di estenuanti trattative col Libertad, il Boca riuscì a mettere sotto contratto l’attaccante, che quando arrivò tutti pensavano che avrebbe dovuto innanzitutto ambientarsi. Ma Benítez Cáceres non perse tempo: in una partita della Reserva contro il River mise a segno una tripletta guadagnandosi così immediatamente un posto in prima squadra, dove avrebbe affiancato Cherro e

    Varallo. Il ‘Machetero’, un mancino capace di usare anche la destra, vinse due campionati (1934 e ’35) segnando reti a caterve: ne fece 107 e tutt’oggi è lo straniero più prolifico nella storia del club.

  • I primi due titoli consecutivi

    Fra il ‘34 e il ‘35 il Boca vinse, primo fra tutti in Argentina nell’era professionistica, due campionati di seguito. Nel primo di questi tornei, che si giocò in tre fasi, segnò per la prima volta nella sua storia più di 100 gol e la spuntò per un punto sull’Independiente.

    Il goleador? Cherro, con 22 centri. L’anno seguente, con la stessa base di giocatori di quello precedente a cui si unì il brasiliano Domingos Da Guía, vinse ancora. Trionfò grazie alla solidità difensiva ma soprattutto alla media punti fatta: conquistò infatti l’85% di quelli disponibili, frutto di 27 vittorie, 4 pareggi e 3 sconfitte.

  • Il battesimo della Bombonera

    Questa stagione riservò all’ambiente due ottime notizie: s’inaugurò la Bombonera e si vinse un nuovo campionato. Il penoso pellegrinaggio dei primi anni

    e il modesto stadio con tribune di legno nel luogo che sarebbe diventato casa fra Brandsen, Del Valle Iberlucea, Aristóbulo Del Valle e i binari del Ferrocarril Sud appartenevano al passato. Alla religione ‘xeneize’ serviva un tempio, e questo arrivò nel ’40. La Bombonera, un sogno titanico portato avanti dalla Commissione Direttiva capeggiata dal dott. Camilo Cichero, venne inaugurata il 25 di maggio con un 2-0 sul San

    Lorenzo. Quell’amichevole fu un vero e proprio viatico per il Boca, che poi avrebbe vinto tutte le 13 partite interne ufficiali e finì per laurearsi campione un’altra volta. Era nata una leggenda di statura mondiale, a cui nel 1952 sarebbero stati aggiunti il terzo anello e l’illuminazione artificiale e quindi nel ’66 i palchi VIP. Già allora però era un monumento al calcio di portata planetaria, meta obbligata per turisti e appassionati di calcio di ogni

    latitudine.

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  • Un goleador col basco

    Il 26 settembre 1943 il Boca stava perdendo per 1-0 col River alla Bombonera quando l’esterno destro Lucho Sosa mise al centro un cross e Severino Varela, l’uruguaiano col basco bianco, in tuffo marcò il gol del pareggio. Poi Varela segnò un’altra volta guadagnandosi per sempre l’amore dei tifosi e un posto nella storia.

    Quel Boca, nel ’43, avrebbe vinto il campionato con un punto di vantaggio proprio sul River e ottenuto una striscia di 26 partite senza mai perdere, record che si sarebbe ripetuto anche l’anno seguente e che nel ’66 sarebbe stato strappato dal Racing di José Pizzuti per essere però riconquistato dagli Xeneizes negli anni Novanta quando sotto la direzione tecnica di Bianchi sarebbero rimasti imbattuti per 40 incontri.

    La partita della consacrazione si giocò col Racing, al Monumental.

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  • Anni difficili

    La campagna del Boca nel 1948 fu un’avvisaglia di quel che sarebbe successo di lì a poco. Dopo il primo sciopero dei calciatori finì ottavo, peggior piazzamento nel professionismo. E il ’49 avrebbe riservato altre delusioni. Nonostante l’arrivo di

    tantissimi giocatori, la squadra giocò così male che a cinque giornate dal termine rischiava seriamente di retrocedere. Con la Bombonera piena in ordine di posto, batté però per 5-1 il Lanús evitando la perdita di categoria. Fra il ’45 e il ’59 furono più le delusioni che le gioie: nel peggior periodo della sua storia si aggiudicò appena un titolo.

  • Con la grinta 'xeneize'

    L’11 novembre 1954 il Boca batté il Tigre per 1-0 laureandosi campione per la prima volta dopo nove anni. La squadra allenata da Ernesto Lazzatti era contraddistinta da una grande solidità nel reparto arretrato, infatti gran parte dei meriti spettarono a Elías Musimessi, il ‘portiere cantante’,

    e ai difensori Eliseo Mouriño e Natalio Pescia, quest’ultimo divenuto famoso come il ‘Leoncito’. In avanti, di far gol spettava a José ‘Pepino’ Borello che era un attaccante regolare e in possesso di un gran tiro, ricordato anche per aver realizzato una rete da centrocampo contro il Vélez a Liniers. E fece certamente il suo dovere: con 19 centri fu capocannoniere del campionato.

    Un altro successo che collocava il Boca sul gradino più alto del calcio argentino, dov’eragiusto che stesse.

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  • Roma, Delem e la leggenda

    Il Boca era già una passione popolare, ma ci sono episodi capaci di accrescere ancor più le leggende. Uno di questi riguarda la squadra campione nel ’62, che verrà ricordata per sempre per aver battuto il River alla Bombonera grazie a un rigore che Roma parò

    al brasiliano Delem. Era quella una squadra dura, compatta, che segnava un gol e poi si chiudeva: in 28 partite subì appena 18 reti. Ma oltre ad Antonio Roma, Silvio Marzolini, Carmelo Simeone e Antonio Rattín quel Boca poteva contare su un attaccante brasiliano che si esaltava ogni volta che affrontava il River, a cui non per niente segnò per 10 volte. E una di queste valse l’1-0 il giorno in cui gli

    Xeneizes conquistarono un’altra stella. Il suo nome, Paulo Valentim.

  • Il debutto di Rojitas

    I tifosi del Boca non si sarebbero mai dimenticati del pomeriggio del 19 maggio 1963. Alla Bombonera, contro il Vélez, debuttò Angel Clemente Rojas, un campione che avrebbe lasciato il segno col suo gioco spregiudicato, le sue finte, i suoi dribbling e le sue ineguagliabili capacità. A furia di partite, gol e

    giocate spettacolari finì per guadagnarsi il soprannome affettuoso che altro non è che il diminutivo del suo cognome, trasformandosi in uno degli idoli assoluti del club. Nel 1970 realizzò contro il Rosario Central il gol che valse la conquista del Nacional, poi l’anno seguente si trasferì all’estero. Il meraviglioso Rojitas fu cinque volte campione e lasciò un ricordo incancellabile nella memoria dei tifosi.

  • Una doppietta speciale

    La terza volta che il Boca vinse due titoli di fila fu tra il ‘64 e il ‘65, due stagioni diverse fra loro. Il primo anno la squadra era forte in difesa e non subì gol in 19 dei 30 incontri disputati. Finì con cinque punti di vantaggio sull’Independiente e si aggiudicò

    il torneo alla Bombonera contro il River. Il ’65 verrà invece ricordato per una spettacolare rimonta nelle ultime giornate, risoltasi in un testa a testa col River che nel penultimo turno arrivò alla Bombonera davanti in classifica. Grazie a un gol di Artime gli ospiti accarezzarono il titolo ma poi Pianetti e Menéndez ribaltarono il risultato. Il primo posto passò al Boca,

    che festeggiò all’ultima giornata battendo l’Atlanta.

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  • Campioni al Monumental

    Quasi un’abitudine: il Boca umiliò il River e si laureò campione. Questa volta, però, con un plus: lo fece al Monumental. Il Boca festeggiò in questo modo la conquista del Nacional ’70,

    dopo un pareggio per 2-2 coi rivali, doppietta di Madruga. La squadra diretta da Di Stefano giocava alla grande e nel corso delle prime 12 giornate fu ineguagliabile con le sue undici vittorie.Rojitas, Ponce, il ‘Negro’ Medina, Novello e Madurga sono nomi che nella storia del Boca rimasero legati all’idea di bel gioco. Oltretutto quel gruppo si tolse

    un’altra piccola soddisfazione: conquistò la Coppa Argentina battendo in finale l’Atlanta.

  • L'indimenticabile 'Toto' Lorenzo

    Quando Juan Carlos Lorenzo arrivò, nel ’76, e indicò i rinforzi che desiderava, tutti si stupirono. Il ‘Loco’ Hugo Gatti, Francisco Sá, Rubén Suñé, Carlos Veglio

    e Mastrángelo avevano già una certa età, ma il tempo avrebbe dato ragione al ‘Toto’ e alla sua richiesta di giocatori di esperienza. Un gran gol del ‘Chino’ Benítez all’Huracán, un candidato al titolo, sul campo del River, fu fondamentale perché il Boca si aggiudicasse il Metropolitano. Ma la ciliegina sulla torta fu senza ombra di dubbio il Nacional. Il fatto è che lo si conquistò niente meno che contro il River,

    nell’unica occasione in cui si affrontarono in una finale, nello stadio del Racing. Rubén Suñé batté velocemente un calcio di punizione e mise la palla nell’angolo mentre il portiere del River, Ubaldo Fillol, stava ancora sistemando la barriera. Quella furbizia valse il campionato e i tifosi più maturi raccontano ancora ai loro figli e nipoti di quella notte memorabile ad Avellaneda: indimenticabile.

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  • La prima Libertadores

    Nella foschia e il freddo di quella notte magica del 14 settembre, a Montevideo, nel mitico stadio Centenario dove si svolse il primo Mondiale, nacque la leggenda ‘copera’ del Boca. Il ‘Loco’ Gatti si tuffò sulla propria sinistra, parò il rigore di Vanderley e il Boca si laureò campione

    continentale per la prima volta nella sua storia. Avversari erano i brasiliani del Cruzeiro, e dopo una vittoria interna per 1-0 a testa quella terza sfida terminata 0-0 nei tempi regolamentari e risoltasi ai rigorisignificò la realizzazione di un sogno che durava dalla finale persa nel ’63 contro il Santos di Pelé. Il Boca aveva eliminato River, Defensor, Peñarol, Libertad e Deportivo Cali. Arrivò alla finale contro il

    fortissimo Cruzeiro, campione uscente e con parecchi nazionali, senza aver mai perso. Alla Bombonera finì 1-0 con gol di Carlos Veglio, ma la sconfitta a Belo Horizonte rese necessario uno spareggio. In quest’occasione il Boca giocò in bianco e Gatti divenne un idolo eterno grazie a quel decimo rigore.

    Si trattava della prima stella internazionale, e molte altre ne sarebbero venute.

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  • Il mondo ai suoi piedi

    Erano in pochi ad avere fiducia nel Boca nell’imminenza dell’atto finale della Coppa Intercontinentale del ‘77, che si disputò la stagione seguente con partite di andata e ritorno. Il 2-2 interno col Borussia Mönchengladbach era stata una vera doccia fredda e gli europei erano dati per

    favoriti per il ritorno. In Germania però il ‘Toto’ Lorenzo mise a punto uno schema tattico perfetto che disorientò i padroni di casa al punto che già al 35’ i pronostici erano stati sovvertiti.Felman, Mastrángelo e Salinas furono gli autori dei gol in quella notte gelida del 1° agosto 1978. Di ritorno in Sud America il Boca eliminò River e Cruzeiro dalle semifinali di Libertadores, a cui era qualificato direttamente per essere campione in carica, e si giocò un’altra coppa questa volta

    contro i colombiani del Deportivo Cali. Dopo aver pareggiato fuori casa vinse a suon di gol, giocando alla grande, e con un rotondo 4-0 si laureò campione per la seconda volta consecutiva. Fu quello l’ultimo titolo del ‘Toto’ Lorenzo al Boca, dove lasciò un’impronta incancellabile.

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  • Maradona al Boca

    Il Boca sbancò il mercato assicurandosi il fenomeno argentino per cui già si presagiva un futuro straordinario e che, oltre a definirsi tifoso del club, era già stato campione a livello giovanile nel ’79. Oltre a Maradona arrivò anche Miguel Brindisi,

    per formare una coppia decisiva per la vittoria del Metropolitano. Il Boca vinse 20 partite, ne pareggiò 10 e solo quattro volte perse. In più, nella serata piovosa del 10 aprile schiantò il River per 3-0 con Maradona che fu protagonista assoluto segnando un gol indimenticabile a Fillol. Quel titolo rappresentò l’inizio del legame fra il Boca e Maradona, che però poco dopo sarebbe stato ceduto al Barcellona per fare ritorno solo dopo 14 anni…

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  • La crisi

    Il 6 gennaio 1985, quando Antonio Alegre divenne presidente, il club stava attraversando una profonda crisi sportiva e istituzionale. Poco alla volta, però, si sistemarono i suoi vari settori e la rifondazione poté cominciare. Dal punto di vista calcistico non fu un anno felice. Con Alfredo

    Di Stefano in panchina la squadra passò il primo turno del Torneo Nacional ma fu poi eliminato dall’Independiente. Arrivarono allora Julio Olarticoechea, Carlos Tapia, Enrique Hrabina e Alfredo Graciani. Nella seconda parte della stagione migliorò la sua immagine e con l’inaugurazione di un nuovo torneo finì quinto grazie a 14 successi, 13 pareggi e nove

    sconfitte. La gestione di Alegre, che salvò il club dal peggior finale, sarebbe durata dieci anni cioè fino all’arrivo di Mauricio Macri.

  • Altre coppe in bacheca

    Dopo otto anni senza trofei ufficiali, il Boca diretto da Carlos Aimar vinse la Supercopa del 1989. Il sorteggio lo fece approdare direttamente ai quarti di finale, dove eliminò il Racing. Nelle semifinali poi ebbe la meglio sui brasiliani del Gremio, quindi in finale in trasferta ad Avellaneda

    festeggiò in faccia all’Independiente che venne superato ai rigori. Con l’apporto del ‘Mono’ Navaro Montoya in porta, quello di Blas Giunta a centrocampo e il talento di Diego Latorre in attacco, il Boca s’incoronò campione continentale. L’anno seguente arricchì il proprio palmarès con la Recopa battendo l’Atlético Nacional di Medellin, campione della Libertadores 1989.

    Vinse per 1-0 (gol di Latorre) la sfida unica disputata a Miami. Nel 1992, poi, quando la panchina era già passata a Oscar Washington Tabárez, sollevò la Coppa Masters organizzata dalla Confederazione Calcistica Sudamericana e riservata ai club vincitori della Supercopa. Nell’occasione batté i paraguaiani dell’Olimpia per 1-0 e i brasiliani del Cruzeiro per 2-1. Nel 1993, ancora, si tolse la soddisfazione di far suo un altro torneo internazionale vale a

    dire la Copa de Oro che riuniva i campioni continentali del ’92. A quei tempi il ‘Maestro’ Tabárez aveva già lasciato il posto a Jorge Habegger e a cedere al Boca furono prima il San Paolo e poi l’Atlético Mineiro, con atto finale alla Bombonera.

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  • Un gruppo Maestro

    Il campionato vinto nel ’92 fu un’autentica boccata d’ossigeno. I successi internazionali non erano serviti a calmare tifosi, che non festeggiavano un titolo locale del 1981. Il Boca si tolse questo sassolino dalla scarpa dopo 11 anni senza allori nazionali e in occasione del decisivo pareggio interno

    interno col San Martín de Tucumán poté finalmente lasciarsi andare nella Bombonera. La squadra diretta da Oscar Tabárez e trascinata in campo dal ‘Beto’ Márcico ottenne 10 vittorie, sette pareggi e due sconfitte, ma anche il successo nel Superclásico col River per 1-0 con gol di Sergio ‘Manteca’ Martínez. In più si rifece della finale

    dell’anno prima col Newell’s, quando dopo aver conquistato il Torneo Clausura ’91 (la squadra di Rosario aveva vinto invece l’Apertura ’90) perse e rimase senza titoli ufficiali. La squadra del ‘Maestro’, in questo modo, si assicurava con pieno merito un posto nella storia.

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  • L'era Macri

    Il 6-4 sofferto contro il Racing proprio alla Bombonera non rappresentò solo una tragedia calcistica e un motivo di rabbia per la perdita del Torneo Apertura (dopo quella partita, la squadra non si risollevò più e finì per cedere il

    titolo al Vélez nonostante i sei punti di vantaggio che aveva a cinque giornate dal termine). Coincise anche con l’assunzione alla presidenza del club da parte di Mauricio Macri. Quel 1995, in cui Maradona tornò dopo 14 stagioni, diede il via al ciclo della cosiddetta ‘era dorata’ che ebbe alcuni intoppi i primi due anni della nuova gestione ma finì con la completa stabilizzazione sportiva a partire dal 1998

    grazie all’arrivo di Bianchi. Con Macri il club si modernizzò e con esso anche la Bombonera; i suoi 12 anni di presidenza diedero l’impulso necessario a entrare con decisione nei tempi moderni.

  • Román, la leggenda

    Il pomeriggio del 10 novembre 1996, in occasione del 2-0 interno sull’Unión, vide l’esordio in oroblù di Juan Román Riquelme. Questo ragazzo timido e lentigginoso nel corso degli anni si sarebbe trasformato in una leggenda. Fu decisivo al punto che strappò a

    Marzolini il record di giocatore con più presenze alla Bombonera – o nel giardino di casa sua, come gli piace definire lo stadio in cui è stato protagonista di grandi imprese. I primi titoli con Carlos Bianchi, le Libertadores, la finale di Tokio col Real Madrid, i Superclásicos, i gol, i mille assist… Riquelme vuol dire Boca.

    “Sono nato ‘bostero’ e ‘bostero’ morirò”, continua a ripetere. E nessuno lo mette in dubbio.

  • Il vicere' della Boca

    Dopo sei anni senza trofei ufficiali, il Boca tornò a festeggiare agli ordini di Carlos Bianchi. Nel luglio del 1988 iniziò il miglior ciclo della storia e il ‘Virrey’ divenne l’allenatore più vincente del club. Nel primo campionato che disputò formò un gruppo contundente e ottenne il titolo senza mai

    perdere (13 vittorie e 6 pareggi). Il ‘Virrey’ fece maturare Riquelme e fece anche debuttare una coppia storica, quella formata da Guillermo e Palermo, che in quell’Apertura ’98 mise a segno 20 gol contribuendo a stabilire record su record per i tornei corti. Quella squadra implacabile, devastante, che sembrava insuperabile, alla fine tale si dimostrò dato che la sua imbattibilità si estese a 40 partite e con la vittoria del Clausura

    Clausura ’99 ottenne il cosiddetto Bicampeonato. In quel modo, Bianchi iniziava la sua strada verso l’immortalità.

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  • Ancora campioni del mondo

    Il nuovo millennio riportò aria di gloria internazionale. Dopo 22 anni il Boca tornò padrone dell’America alzando la Libertadores. Il cammino verso la gloria fu memorabile, con una storica vittoria per 3-0 sul River nei quarti e poi l’impresa in Brasile, ai rigori,

    contro il fortissimo Palmeiras. Quell’anno dorato sarebbe continuato con la conquista dell’Apertura: pur senza più Walter Samuel e Arruabarrena, la squadra seppe mantenersi solida e festeggiò il titolo dopo 12 successi, 5 pareggi e 2 sconfitte. E a campionato in corso arrivò la coppa che fece del Boca il miglior club al mondo: in una notte magica, con due gol di Palermo batté per 2-1 il Real Madrid e

    riportò l’Intercontinentale in Argentina. Fu un trionfo epico e contro tutti i pronostici. Una stagione indimenticabile, che si sarebbe ripetuta.

  • Sullo slancio, un'altra coppa

    Palermo, l’eroe, se n’era andato. Restava però Riquelme, e poi a contribuire alla causa c’erano Marcelo Delgado in campo e Bianchi con la sua saggezza in panchina. Così il Boca raddoppiò e vinse subito un’altra Libertadores. Nella doppia finale, batté il Cruz Azul in Messico

    e perse il ritorno alla Bombonera: rigori, quindi, e qui a brillare fu Oscar Córdoba. Il portiere colombiano parò il primo tiro, quindi i messicani sbagliarono altre due volte. Nella seconda parte dell’anno poi il gruppo perse altri pezzi, essendosene andati Ibarra e Bermúdez, e così nella finale dell’Intercontinentale contro il Bayern Monaco

    non si poté ripetere l’impresa della stagione precedente. Al termine di una partita durissima, ai supplementari arrivò la sconfitta per 1-0. Quest’incontro sarebbe stato l’ultimo di Bianchi nel suo primo ciclo al club.

  • Il glorioso ritorno di bianchi

    Dopo un anno senza titoli, il rientro di Bianchi avrebbe riportato la gloria. Triplicandola. Senza il carisma di Riquelme ma con la presenza elettrizzante di Carlos Tevez, il Boca brillò in Copa Libertadores e nella doppia finale annientò i brasiliani del Santos con un 5-1 globale.

    Le ultime sette partite, dopo un incidente di percorso agli ottavi coi brasiliani del Paysandú, le vinse tutte. Non che nella seconda parte dell’anno avrebbe rallentato. Anzi, ripeté quanto fatto nel 2000. Vinse il campionato argentino con una campagna meravigliosa (11 successi, 6 pareggi e 2 sconfitte) e il contributo di Fabián Vargas

    e del brasiliano Pedro Iarley. Poi, il 14 dicembre, il secondo ciclo del ‘Virrey’ avrebbe raggiunto l’estasi assoluta. Un’altra volta in Giappone e contro un gigante come gli italiani del Milan, si consacrò campione del mondo. Dopo l’1-1 al termine dei supplementari (gol di Matías Donnet) Roberto Abbondanzieri dagli undici metri fu un idolo: parò le conclusioni di Pirlo e Costacurta (Seedorf tirò fuori) e il Boca

    vinse. Un altro anno incredibile. E un’altra volta Tokio ai suoi piedi.

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  • Il Boca di Basile

    L’arrivo di Alfio Basile a metà anno sommatoall’ingaggio di Federico Insúa e del ‘Cata’ Díaz, fra gli altri, fece risorgere la squadra dopo una stagione in sordina. Esplosero anche i giovani Rodrigo Palacio e Fernando Gago e alla fine il Boca fece suo l’Apertura avendo vinto 12 volte, pareggiato 4

    e perso 3. Ma non sarebbe stato questo l’unico alloro dell’era del ‘Coco’. Nel giro di appena un anno, fino a metà 2006, quella squadra vinse tutte le competizioni che disputò. Conquistò la Recopa contro l’Once Caldas al termine di un doppio confronto, e vinse anche la Copa Sudamericana chiudendo così in maniera ideale l’anno del centenario.

    Nella finale di Sudamericana, contro i Pumas messicani, pareggiò sia l’andata che il ritorno ottenendo il trionfo dal dischetto con un’altra prestazione superba di Abbondanzieri. L’anno dopo rivinse il campionato con una giornata d’anticipo, sul campo dell’Independiente, e nella Recopa ebbe la meglio dei brasiliani del San Paolo. Così il ciclo di Basile raggiunse il suo climax:

    cinque competizioni tutte vinte. Poi però il ‘Coco’ prese la strada della Nazionale argentina.

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  • La sesta Libertadores

    L’anno cominciò con una benedizione. Dopo quattro anni e mezzo in Europa, Juan Román Riquelme tornava nel pieno del suo splendore. Si trattò di un regalo lungo appena sei mesi, che fu sufficiente però a sollevare un’altra Copa Libertadores. Al comando di Miguel Russo, quella squadra annoverava giocatori dei piedi d’oro

    (Banega, Riquelme, Palacio) e grazie alla splendida forma di Riquelme andò in giro per il continente sfoggiando un calcio di prima qualità. Nella doppia finale, i brasiliani del Gremio vennero spazzati via con un 5-0 globale. A dicembre, però, sarebbe arrivata una delusione: senza più Riquelme, che dovette rientrare agli spagnoli del Villarreal, il Boca si arrese per 4-2 al Milan nella finale del Mondiale per Club (rete di Palacio e autogol di

    Ambrosini) e così gli italiani si presero la rivincita per la sconfitta del 2003. Dopo quella partita Miguel Russo lasciò la panchina.

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  • Storica rimonta

    Con la nomina di Pedro Pompilio a presidente, dopo l’abbandono di Mauricio Macri che passò alla politica, in panchina arrivò Carlos Ischia e Riquelme rientrò per restare. Nel primo semestre la squadra uscì dalla Copa Libertadores in semifinale

    dopo aver perso col Fluminense. Nella seconda metà dell’anno, poi, reagì alla rottura dei legamenti crociati di Palermo (venne sostituito dal giovane Lucas Viatri) e riuscì a recuperare 11 punti al San Lorenzo guadagnando il diritto a disputare un triangolare per il titolo dell’Apertura con lo stesso San Lorenzo e il Tigre. Batté i primi

    e perse col Matador, ma fece abbastanza per poter festeggiare alla Bombonera. Quell’anno si assicurò anche una nuova stella internazionale: quella della Recopa, al termine di un doppio confronto con l’Arsenal di Sarandí.

  • L'addio al piu' grande goleador

    La storia d’amore e gol era iniziata nel 1997 e finì il 18 giugno 2011 sul campo del Gimnasia y Esgrima di La Plata. Lì, Palermo si congedò ufficialmente dal calcio e terminò

    una carriera unica che rimase fissata indelebilmente negli occhi dei tifosi. Con 236 gol in 404 partite, il ‘Titán’ divenne il più grande cannoniere nella storia del Boca. Dopo il suo addio, nel secondo semestre la squadra guidata da Falcioni ottenne il titolo al termine di una campagna senza sconfitte

    e con 11 lunghezze sui secondi. A fine anno, poi, arrivarono novità di carattere istituzionali: alle elezioni tenutesi il 4 febbraio e con un’affluenza record di quasi 25.000 soci, presidente divenne Daniel Angelici, che assunse l’incarico nel segno della continuità ma anche della modernizzazione.

  • La Coppa Argentina

    Dopo la conquista del Torneo Apertura 2011, da imbattuto, il Boca iniziò il 2012 tuffando si nell’avventura continentale più prestigiosa. La squadra, diretta da Julio Falcioni, raggiunse le finali della Copa Libertadores concludendo la propia corsa a un soffio dalla gloria per aver perso l’incontro decisivo col

    Corinthians. Ma pochi mesi più tardi avrebbe avuto la sua rivalsa: divenne il primo campione della Copa Argentina nella sua nuova formula. Aveva già conquistato questo trofeo nel 1969 e ora, nel 2012, si ripeteva. Disputò sei partite, con la particolarità di aver prevalso due volte nei 90 minuti e quattro ai rigori. In finale, quindi, sconfisse il Racing

    per 2-1 con gol di Santiago Silva e Lucas Viatri e si laureò campione.

  • 'Virrey', capitolo terzo

    Carlos Bianchi, l’allenatore che divenne mito, ritornò un pomeriggio di fine 2012 interrompendo la pausa dall’attività che si era preso per trovare l’accordo col presidente Daniel Angelici con cui gli fu sufficiente parlare brevemente. Alla Bombonera, in occasione

    della sua presentazione, fu accolto da una moltitudine. L’inizio del 2013 segnò così il principio della sua terza tappa al Boca. Il tecnico più vincente della storia iniziò a lavorare formalmente il 5 gennaio e fin da subito, in quella mattinata di calore, si iniziò a rodare il motore del nuovo ciclo. Il suo ritorno significò anche quello di Juan Román Riquelme e il consolidamento

    di una coppia, con uno in campo e l’altro appena a lato, che fra il 1998 e il 2001 aveva regalato tante gioie. Insieme, dopo tanti anni e tante battaglie, iniziarono a vivere un ultimo sogno.

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